L’ASSALTO AI SERBATOI DI ACQUA NEI MASSICCI CARBONATICI DEI MONTI DELLA MADDALENA. NO CATEGORICO ALLE TRIVELLAZIONI PER LA RICERCA DI IDROCARBURI!

Il parere dell’esperto prof. Franco Ortolani, docente di geologia all’Università di Napoli

Che la tutela dei serbatoi di acqua nei massicci carbonatici sia una cosa assolutamente da condividere è cosa buona e giusta. Si tratta di un bene più prezioso di qualsiasi petrolio o miniera diamantifera: l’acqua è vita!

Purtroppo, non c’è molta attenzione sul fatto che proprio sui serbatoi naturali di acqua potabile rappresentati dalle montagne di rocce carbonatiche fratturate e carsificate, che costituiscono veri e propri monumenti della natura, si siano attivate richieste di attività petrolifere.

In particolare le “richieste” si sono concentrate sui serbatoi naturali dei Monti della Maddalena tra il Vallo di Diano e la Val d’Agri che erogano oltre 4000 litri al secondo di acqua potabile (circa 2000 in Campania e circa 2000 in Basilicata), dei Monti di Muro Lucano-Monte Marzano-Monte Ogna-Contursi Terme che eroga oltre 4000 litri al secondo nella valle del fiume Sele e del fiume Bianco in Campania, dei Monti Picentini che alimentano le sorgenti di Cassano Irpino e Caposele (circa 7000 litri al secondo) che riforniscono la Puglia.

Una delle multinazionali che insiste per avere il permesso di ricerca di idrocarburi in questa zona è la SHELL. Ma lo Stato italiano sa che l'80% del territorio in questione è zona protetta tra SIC Monti della Maddalena e Parco dell'Appennino Lucano, e comprende anche la Certosa di Padula e l'area antropizzata e urbanizzata del Vallo di Diano da Atena a Montesano?

Non sapere queste cose è indice davvero di una stupidità assoluta oppure è indice di malafede, oppure, ed è più credibile, ci sono interessi economici sommersi e illegali.

Noi di Mezzostampa, sempre sensibili alle tematiche ambientali, abbiamo chiesto lumi ad un geologo, il prof. Franco Ortolani, docente di geologia presso l’Università di Napoli, che da sempre combatte queste assurdità contro l’ambiente.

MEZZOSTAMPA: “Professore Ortolani, ancora una volta siamo qui a chiederle un parere su questo assalto distruttivo ai serbatoi idrogeologici, che ci dice in merito?”.

ORTOLANI: “E’ un’assurdità! Lo Stato deve cancellare definitivamente la perimetrazione del permesso Monte Cavallo.
E' una ricerca impossibile su un serbatoio idrogeologico di importanza strategica ed in area protetta ambientalmente.
Da varie centinaia di migliaia di Anni il serbatoio idrogeologico dei Monti della Maddalena sta rifornendo di acqua potabile la Campania e la Basilicata gratuitamente. Le attività petrolifere sono incompatibili e non si possono fare. Punto!”

MEZZOSTAMPA: “Professore, ma si tratta di una ricerca per trovare un altro bene prezioso: il petrolio, che è molto utile per gli italiani e per tante altre cose. Una ricerca che va nella direzione del nostro “benessere”, non crede?”

ORTOLANI: “Lei mi vuole provocare…vedo. L’interesse della Shell per il sottosuolo in questione, per una ricerca ambientalista, come dicono, abbraccia un territorio che parte dal Vallo di Diano (permesso Monte Cavallo che comprende quasi tutto il serbatoio idrogeologico dei Monti della Maddalena), per finire a Pignola. Ma lo sa lei che questa ricerca di idrocarburi sarebbe fatta tra le sorgenti, gli inghiottitoi, le aree protette ambientalmente, le aree abitate...scansando la Certosa di Padula. E il tutto senza inquinare le sorgenti? E lo Stato glielo fa fare? Ma scherziamo? Che significa fare una ricerca ambientalista? Voglio solo ricordare che i rilievi montuosi dei Monti della Maddalena su cui insiste il permesso rappresentano un serbatoio idrogeologico naturale carbonatico molto fratturato e carsificato, caratterizzato da una notevole permeabilità evidenziata anche da bacini chiusi endoreici che drenano l'acqua di precipitazione tramite inghiottitoi che alimentano circa 4000 litri al secondo di acqua potabile. Ah, forse vogliono dire, guardando la carta topografica, che tra una trivellazione ed un’altra, possono godere della vista dei monumenti che arricchiscono il Vallo di Diano. Ad esempio il Battistero Paleocristiano di San Giovanni in Fonte e la Certosa di Padula”.

MEZZOSTAMPA: “Prof. lei, oltre che valido baluardo contro questi portatori sani di inquinamento, è anche molto arguto e ilare, ma allora, una volta per tutte, quali sono i pericoli di questa ricerca di idrocarburi?”

ORTOLANI: “L’impatto di questa ricerca non è affatto trascurabile, come vogliono farci credere,  la Shell, il Ministero dell’Ambiente, non prendono neppure in considerazione l’eventualità, molto probabile, di sversamenti di idrocarburi in superficie provenienti dai pozzi di perforazioni. Le acque carsiche sono riserve idropotabili molto vulnerabili all’inquinamento. Non esistono, pertanto, le condizioni ambientali idonee per effettuare una ricerca di idrocarburi in sicurezza. Una Valutazione di Impatto Ambientale deve valutare anche cosa potrebbe accadere all’ambiente in caso di incidenti in superficie e nel sottosuolo con conseguente irreparabili i relazione all’inquinamento della risorsa idropotabile. Le voglio solo far presente cosa dice ENI SCUOLA, con il patrocinio del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e Ministero dell’Ambiente e della tutela del mare e del Territorio, a proposito dell’argomento relativo agli acquiferi carsici: Le acque normalmente presenti in rocce porose, come sabbie o ghiaie, occupano in modo continuo tutti i vuoti presenti, ma in rocce carsificate queste si organizzano in corsi d’acqua, a volte veri e propri fiumi sotterranei, che percorrono enormi gallerie di parecchi metri di diametro e diversi chilometri di sviluppo. …
La zona satura di un sistema carsico presenta uno sviluppo e una profondità che dipendono dalla struttura geologica: a volte la zona satura può essere di spessore molto piccolo, o assente, come nei sistemi carsici "sospesi" sul livello di base, a volte può avere spessore di centinaia di metri, e costituire un'immensa e preziosa riserva idrica. La zona più superficiale della zona satura, detta zona epifreatica, subisce delle variazioni stagionali e può risalire anche di parecchie decine di metri nei periodi più piovosi: è una zona importantissima per la formazione delle grotte, perchè, grazie all'effetto Boegli dovuto al mescolamento di acque a composizione chimica differente (le acque meteoriche e le acque profonde) è qui che si formano, in gran parte, le gallerie di maggiori dimensioni. Al di sotto della zona epifreatica, le acque della zona satura si muovono molto lentamente e possono rimanere all'interno dell'acquifero carsico per decine o centinaia di anni, prima di rivedere la luce nelle sorgenti
.
Questo fa sì che le acque carsiche siano molto vulnerabili sia all’inquinamento (un inquinante potrebbe rimanere per decine di anni all’interno della falda acquifera), sia allo sfruttamento eccessivo (lo svuotamento della zona satura potrebbe richiedere decenni per la ricostituzione del primitivo livello delle acque): si tratta quindi di riserve preziose da proteggere e sfruttare con grande oculatezza”.

MEZZOSTAMPA: “Grazie dell’intervista professore, approfondiremo l’argomento in un prossimo articolo e la seguiremo sempre in queste “battaglie” per la tutela dell’ambiente”.

ORTOLANI: “Grazie a voi! Solo un’altra cosa e chiudo: è vero che in questa prima fase la SHELL propone di eseguire solo indagini preliminari non invasive ma deve essere evidente che non si potranno e non si devono mai effettuare trivellazioni, estrazioni e trasporto di idrocarburi al di sopra del serbatoio idrogeologico dei Monti della Maddalena”.

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