PAUSEWANG E IL PATRIMONIO ARTISTICO DI BELLIZZI

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Domenica 9 Febbraio alle 19.00, presso l’Aula consiliare del Comune di Bellizzi ci sarà la presentazione del fascicolo: “Pausewang e Bellizzi – Il Patrimonio artistico della nostra Città”. Curata dall'Associazione Culturale “Feudo Ron Alfrè” con il Patrocinio del Comune di Bellizzi. La manifestazione si preannuncia come un vero e proprio evento. Infatti avrà ospiti di rilievo tra cui le più autorevoli personalità in campo storico/culturale, della Provincia di Salerno. Ad impreziosirla: il Console Onorario di Germania, S.E. Giovanni Caffarelli e l’Arcivescovo della Diocesi Salerno – Campagna – Acerno, Mons. Luigi Moretti.

Il tutto ha inizio nel 1943 quando un prigioniero tedesco di stanza nel campo di prigionia di Sant’Antonio (odierno Aeroporto Salerno/Costa d’Amalfi), incontra il sacerdote Stimmatino Padre Beniamino Miori, parroco della Parrocchia di Farinia (oggi Picciola) dall’incontro fra i due nasce non solo un legame filiale che resterà per sempre ma anche veri e propri capolavori ( dipinti su materiale di risulta bellici) che oggi sono di proprietà dei PP. Stimmatini di Bellizzi. Una struggente e commovente storia di guerra che vede protagonisti un tedesco ed un sacerdote Trentino nel profondo ed abbandonato Meridione d’Italia protagonisti inconsapevoli dell’”Operazione Avalanche”.

L’opera “Joseph Andres Pausewang e Bellizzi” è il frutto – dichiara il Sindaco Pino Salvioli - di una riflessione condivisa da istituzioni ed esponenti della società civile bellizzese, coordinati dagli amici dell’Associazione Culturale “Feudo Ron Alfrè”, tutti uniti e fortemente convinti dell’alto valore storico e sociale di queste opere".

Alessandro Paolillo, Assessore alla Promozione Territoriale: “Orgoglioso e fiero di appartenere a questa Comunità. Sono bastati alcuni anni ed abbiamo scoperto uno scrigno inestimabile di cui, auspico, ne potrà godere l’intera Provincia. Sfatando definitivamente il luogo comune di una Città senza storia e radici”.

Josepeh Andreas Pausewang, Cenni biografici:

Joseph Andreas Pausewang di Löhne – nell’Oldenburg, a sud di Brema e ad ovest di Hannover, 41.000 abitanti – è un artista tedesco del secolo scorso, nato nel 1908 e morto in giovane età nel 1955. Nell’ultima guerra, dopo lo sbarco degli Alleati sulle spiagge del Salernitano (la famosa “operazione Avalanche” ), Pausewang, militare dell’armata tedesca, fu fatto prigioniero dagli inglesi e tenuto in un piccolo campo di prigionia a solo pochi chilometri da Bellizzi. Fu quasi “adottato” dal sacerdote stimmatino Padre Beniamino Miori , cappellano, il quale, saputo che quel giovane distinto e dagli occhi azzurri era un pittore, si preoccupò di trovargli colori, pennelli e qualche foglio di compensato su cui dipingere.

Il pittore – scrive Ambrogio Ietto – grazie alla disponibilità delle autorità competenti, spesso accompagnava in giro, con espressione mite e sorridente, il buon padre Beniamino”.

Dalla produzione pittorica del prigioniero tedesco, rimangono alcune opere di grande valore artistico e forte testimonianza di fede, quasi tutte trasportate a Bellizzi ed oggi collocate nella chiesa parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù, in via Torino. Altri due quadri si trovano nella chiesa parrocchiale di Battipaglia. Finita la guerra, il pittore tornò nella sua città, riprese a dipingere e continuò la sua vita di artista. La città di Löhne, dove Joseph Andreas visse e morì, gli ha dato grande considerazione dedicandogli ampi spazi in un museo-pinacoteca legato al suo nome e, nel 1981, fu finanziata una pubblicazione con biografia e spunti di critica sull’opera del pittore. Siamo a conoscenze che alcune sue opere sono state battute in importanti aste internazionali. Il personaggio, legato per la sua arte a Bellizzi, suscita grande interesse tra gli artisti locali e non. Dotato di un ottima preparazione in disegno, s’inserisce in quel filone artistico che fu l’espressionismo, percepibile nella forte emotività delle opere che conosciamo. Ricordiamo che l’espressionismo ebbe molta fortuna in Germania nella prima metà del secolo scorso.